Quando si parla di Demetrio Camarda non ci si può soffermare su un solo argomento. Infatti, come scrisse Antonino Guzzetta, nell’attività del papas è difficile distinguere il momento culturale da quello religioso e politico. Fu vero interprete delle ideologie risorgimentali e l’opposizione al regime borbonico ne
fecero a lungo un esule dalla natia Piana. Il Camarda, nei tre anni di Napoli (1845-1848), si dichiarò apertamente fautore della causa d’indipendenza e soccorse i prigionieri delle insurrezioni fornendo loro asilo ma anche conforto attraverso la parola. La fama della sua generosità arrivò ovunque a tal punto
che persino i prigionieri che non lo conoscevano gli scrivevano per chiedere aiuto, infatti, numerose furono le lettere dal carcere di Nisidia. Inevitabile fu, a questo punto, che il governo borbonico lo allontanasse da Napoli. Dopo brevi soggiorni a Roma prima e a Cesena poi, passò a Livorno grazie all’interessamento di un suo caro amico, l’arcivescovo di Irenopoli, dove fu nominato nel 1857 (dopo che nel 1854 fu incaricato del ruolo di coadiutore del parroco della chiesa greca) Economo Spirituale della parrocchia greco – cattolica; si aprì per lui un periodo di relativa tranquillità, in cui potè dedicarsi ai suoi studi e ai suoi rapporti con la cultura europea da un lato e ai movimenti culturali e risorgimentali albanesi dall’altro. Livorno di metà ottocento non rappresentava più la fiorente città economica e culturale del passato, tuttavia restava un porto franco e ospitava molte culture. Infatti, a poca distanza dalla chiesa greca si trovava quella armena. Ma vi erano anche chiese anglicane, presbiteriane, olandesi e valdesi. Il Camarda potè quindi far parte a diversi circoli culturali, uno fra tutti quello Filologico. La sua opera più eminente ovvero Il Saggio di grammatologia comparata sulla lingua albanese fu pubblicata a Livorno (1864) a proprie spese, ciò denota il disinteresse della cultura ufficiale verso un’ opera che verrà giudicata tanto importante e che rappresenta il primo tentativo di descrivere le origini e la storia dell’albanese confrontandola con le altre lingue europee. Nel 1866 fa seguito la pubblicazione dell’Appendice, un’antologia albanese ricca di illustrazioni filologiche, preceduta da un discorso letterario e storico. Tutti coloro che dopo la sua pubblicazione si sono dedicati agli studi della lingua albanese se ne sono avvalsi: da Miklosich a Meyer, che pur non essendo sempre benevolo nei confronti di Camarda, ne riconobbe i meriti.
In occasione del primo centenario della sua nascita, furono incise in una lapida tuttora custodita nella Cattedrale di Piana degli albanesi le seguenti parole dettate dal Poeta
Giuseppe Schirò:
Për Kujtim të Përjetëshëm
Të Papa Dimitër Kamardës,
Arhimandrit në Livorno
I çili për sa rroi
Me të shkruame t’paharroshme
I bë nderë vendit
Shënditi të vjetrën gluhë tënë
Edhe i shtoi hie Atëdheut të dashur
Gjithë ata çë j-a din të mirën
Pa u lodhur kurr natë e ditë u mundua
Për t’i dal zot e fitim për t’i sjellë
Të lartës farë Shkjyptare
Te kjintëvjeti i parë i të lëmit t’tu
Në XXIII të tetorit MCMXXI
Vunë këtu këtë rrasë
A ricordo perenne, di Papàs Demetrio Camarda Archimandrita in Livorno, il quale tutto il tempo che visse, con parole, con opere e per mezzo di scritti indimenticabili, fece onore al natio luogo, illustrò la nostra lingua ed accrebbe il decoro della patria amata, tutti coloro che serbano gratitudine, a chi senza mai stancarsi, notte e di affaticossi, per riuscire al sostegno e per apportare vantaggio alla nobile razza albanese nel primo centenario alla nascita di lui, il XXXIII Ottobre MCMXXI posero questa lapide.
Traduzione italiana:







