La protesta, promossa dal Partito Democratico d’Albania e sostenuta dal suo leader Sali Berisha, ha rapidamente assunto toni durissimi. I manifestanti hanno circondato gli edifici istituzionali, lanciando petardi, oggetti contundenti e bottiglie incendiarie contro la sede del governo e del Parlamento. Alcuni incendi di modesta entità hanno annerito le facciate, mentre la polizia ha risposto con idranti e gas lacrimogeni per disperdere la folla.
Momenti di forte tensione si sono registrati anche nei pressi della moschea principale della capitale, dove i fedeli riuniti per le preghiere del Ramadan sono stati costretti ad allontanarsi a causa dei gas. Dal palco allestito in piazza, Berisha ha attaccato duramente Rama, definendolo politicamente finito e chiedendone le dimissioni immediate.
A replicare è stata la ministra dell’Interno Albana Koçiu, che ha condannato gli episodi di violenza e denunciato il coinvolgimento di minorenni nelle prime linee degli scontri, parlando di azioni irresponsabili e pericolose.
Al centro della crisi politica vi è l’inchiesta che coinvolge la vicepremier e ministra delle Infrastrutture Belinda Balluku. La Procura speciale anticorruzione, nota come SPAK, contesta presunte irregolarità nell’assegnazione di appalti pubblici legati a grandi opere stradali. Secondo l’opposizione, il governo starebbe utilizzando gli strumenti istituzionali per ostacolare un eventuale arresto, rafforzando così l’immagine di un sistema politico chiuso e autoreferenziale.
La vicenda si inserisce in una fase cruciale per il percorso europeo dell’Albania. Bruxelles ha più volte ribadito che i negoziati di adesione dipenderanno dalla capacità del Paese di garantire trasparenza e legalità ai massimi livelli istituzionali. Intanto, l’opposizione annuncia nuove mobilitazioni, promettendo di mantenere alta la pressione fino a un cambio di rotta politico.







